"Fratelli in erba": O Brother, Where Art Thou?
Venerdì 17 settembre 2010
Attore,
caratterista e regista. Tim Blake Nelson ci riprova e passa dietro la macchina
da presa con una commedia ambienta nella sua città natale, a Tulsa, in Oklahoma.
“Fratelli in erba” è esattamente un giusto mix tra esperienze professionali e vita privata del regista.
Ma andiamo per ordine. A parte l’ambientazione, che come abbiamo già accennato è esplicitamente collegata alle sue origini, Nelson fa discutere i suoi attori di Dio, morte e religione: il regista è di origini ebree e nella pellicola non mancano chiari riferimenti alla sua cultura e al suo modo di vedere il mondo.
E’ forse proprio per questo che Nelson sceglie come protagonisti della storia i fratelli Kincaid, il primo filosofo – spaventato dalla vita e dal rischio – il secondo spacciatore figlio dei fiori, convinto che il rischio sia la linfa della sua esistenza.
Dalla vita privata a quella professionale, con un ‘modo di fare cinema’ che ricorda molto lo spirito creativo dei fratelli Coen (con i quali il regista ha lavorato come attore in “Fratello dove sei?”): Nelson ricalca l’impronta dei due grandi registi con poco successo.
Il brio, la genialità e l’anima sono assenti. A causa di una sceneggiatura mal gestita, Nelson s’impiglia perdendo il filo condutture: i punti di svolta sono troppi, frettolosi e poco credibili. Indeciso tra realtà e fantasia, il regista calca troppo la mano senza riuscire a dare il giusto senso: seppur a tratti divertente, “Fratelli in erba” non convince.
Edward Norton fa la sua (doppia) parte senza stupire; nonostante riesca a destreggiarsi tra i due personaggi, cade un po’ troppo spesso nello stereotipo e in una interpretazione caricaturale.
“Fratelli in erba” è esattamente un giusto mix tra esperienze professionali e vita privata del regista.
Ma andiamo per ordine. A parte l’ambientazione, che come abbiamo già accennato è esplicitamente collegata alle sue origini, Nelson fa discutere i suoi attori di Dio, morte e religione: il regista è di origini ebree e nella pellicola non mancano chiari riferimenti alla sua cultura e al suo modo di vedere il mondo.
E’ forse proprio per questo che Nelson sceglie come protagonisti della storia i fratelli Kincaid, il primo filosofo – spaventato dalla vita e dal rischio – il secondo spacciatore figlio dei fiori, convinto che il rischio sia la linfa della sua esistenza.
Dalla vita privata a quella professionale, con un ‘modo di fare cinema’ che ricorda molto lo spirito creativo dei fratelli Coen (con i quali il regista ha lavorato come attore in “Fratello dove sei?”): Nelson ricalca l’impronta dei due grandi registi con poco successo.
Il brio, la genialità e l’anima sono assenti. A causa di una sceneggiatura mal gestita, Nelson s’impiglia perdendo il filo condutture: i punti di svolta sono troppi, frettolosi e poco credibili. Indeciso tra realtà e fantasia, il regista calca troppo la mano senza riuscire a dare il giusto senso: seppur a tratti divertente, “Fratelli in erba” non convince.
Edward Norton fa la sua (doppia) parte senza stupire; nonostante riesca a destreggiarsi tra i due personaggi, cade un po’ troppo spesso nello stereotipo e in una interpretazione caricaturale.
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