"L'ora nera": A luci spente
Mercoledì 18 gennaio 2012
Era riuscito a restarci impresso Chris Gorak con il suo "Right at Your Door", minuto e inquietante esempio di fantascienza realizzato con poco budget e buone idee, come ai vecchi tempi; ora il suo nome rischia di esserci indimenticabile. E non solo a noi. Le colpe peggiori di questo film - comunque non di piccolissima produzione (le stime parlano di circa 44 milioni di dollari) - non sono responsabilità dell'ex-Art Director (“Minority Report”, “Fight Club”, etc) scelto per la regia del film dal produttore Timur Bekmambetov ("I guardiani della notte", "Wanted", "Abraham Lincoln: Vampire Hunter"), da sempre appassionato dell'aspetto visivo e immaginifico di scene e rappresentazioni e particolarmente attento ai progetti che gli permettano di trasportare modelli di genere entro i confini patri. Come questo. Lo sceneggiatore Jon Spaihts (di cui presto vedremo l'atteso ritorno di Ridley Scott alla fantascienza, "Prometheus"), però, ci offre una Mosca fatta di Starbucks e McDonalds, di furbetti e malavita, da legge della giungla, ben prima che si presenti la minaccia aliena.
Il pericolo invisibile, di fatto, è la parte migliore - per concept e per rappresentazione - di un film che paga grandemente linee di dialogo banali, spesso stereotipate e prevedibili, per niente aiutate da un doppiaggio piuttosto piatto. I personaggi sono privi di spessore, e in molti casi affossati ulteriormente dal doppiaggio italiano. Spiace soprattutto per l'Emile Hirsch reso celebre da “Into the Wild” (e presto “Killer Joe”), che qui si ritrova nei panni di un eroe da high school movie da homevideo, circondato da personaggi buoni solo per il ruolo di vittima o eroi a scadenza che avallano una ricorrente impressione di incoerenza e poca credibilità del tutto. L'originalità del tema e l'intedeterminatezza legata all'invasore potrebbero essere un modo originale per aprire la possibilità ad un sequel, ma se la condizione - come spesso accade - è quella che il film raccolga incassi promettenti al box office...
Il pericolo invisibile, di fatto, è la parte migliore - per concept e per rappresentazione - di un film che paga grandemente linee di dialogo banali, spesso stereotipate e prevedibili, per niente aiutate da un doppiaggio piuttosto piatto. I personaggi sono privi di spessore, e in molti casi affossati ulteriormente dal doppiaggio italiano. Spiace soprattutto per l'Emile Hirsch reso celebre da “Into the Wild” (e presto “Killer Joe”), che qui si ritrova nei panni di un eroe da high school movie da homevideo, circondato da personaggi buoni solo per il ruolo di vittima o eroi a scadenza che avallano una ricorrente impressione di incoerenza e poca credibilità del tutto. L'originalità del tema e l'intedeterminatezza legata all'invasore potrebbero essere un modo originale per aprire la possibilità ad un sequel, ma se la condizione - come spesso accade - è quella che il film raccolga incassi promettenti al box office...
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