"La Passione": Galeotto fu l'affresco

Sabato 04 settembre 2010
Niente, o quasi, a che vedere con Mel Gibson, se non per l'ambientazione italiana di una delle rappresentazioni più note e sentite del cattolicesimo, giacché qui si gioca con tanti livelli e tanti umori. Dal blocco dell'artista di un regista promettente e oggi dimenticato al fervore religioso e teatrale di una piccola comunità, passando per le storie di ciascuno dei partecipanti e per i loro miti, inevitabilmente televisivi, si parla di cinema, di teatro, di televisione, ma soprattutto di umanità. Sentimenti, paure, passioni si nascondono, intrecciano e svelano in un film che non mostra mancamenti, che cresce, pur cambiando cifra, e regala delle scene costruite in maniera egregia (ed a tratti esilaranti, come per la geniale alternativa alla mancanza di una fotocopiatrice...) intorno ad un cast perfetto e ben orchestrato, dal quale emergono Guzzanti e Battiston.
La pioggia, che qui viene 'naturale' (nella finzione, ovvio, ma sempre meglio che in "Passion" dove faceva parte della sceneggiatura), resta però un pre-finale, propedeutico ad una uscita di scena conclusiva che mitiga la conseguente malinconia con la promessa di una nuova apertura e di una raggiunta risoluzione che insieme chiudono un 'cerchio' difficile da non consigliare.

Mattia Pasquini

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